Il pasticcio sulle province era dietro l’angolo. E non è questione di ricatti interni alla maggioranza o di restituire uno sgarbo ricevuto da parte di alcune sue componenti. Da mesi, infatti, questo dibattito sulla restituzione del diritto di voto ai cittadini siciliani, che è parte del programma del centrodestra (nazionale e regionale), tiene banco sui giornali e nelle riunioni di maggioranza con un convitato di pietra: la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato la legge sulle province approvata nell’agosto del 2017 in Sicilia.
Riassunto delle puntate precedenti. Prima il governo nazionale, con la legge Delrio, poi il governo siciliano con la riforma votata dalla maggioranza di Rosario Crocetta assieme ai grillini (dell’allora grillino) Giancarlo Cancelleri, decisero - in vista della riforma costituzionale di Matteo Renzi - di ridimensionare la Provincia o, come alcuni ritenevano, di cancellarla abolendola in quanto ritenuta “ente inutile”.
Si disse allora: se aboliamo le Province chi si occuperà della pianificazione di area vasta? Chi delle strade provinciali? Chi delle scuole superiori? E, soprattutto, quali risparmi si avranno se poi quelle competenze dovranno comunque essere esercitate e, quindi, le risorse stanziate?



