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26 agosto 2022

🔴 SICILIA: IL FUTURO SI CHIARISCE, COSA SUCCEDE A CATANIA

 

Sembrerebbe una normalità la scelta dei nomi inseriti nella lista blindata che di fatto porta all'ARS sei personalità che accompagneranno il presidente Schifani nella vittoria annunciata e che governeranno l'Isola nei prossimi 5 anni. Rispetto all'articolo apparso su La Sicilia vi è stata una modifica. Al posto di Ester Bonafede i centristi mettono, sul filo di lana, Serafina Marchetta, moglie del segretario regionale dell’Udc Decio Terrana.
 
Al di la della scelta, che è caduta su i più rappresentativi della coalizione, queste scelte avranno una ricaduta sulla politica catanese e sulle elezioni regionali. In particolare su Fdi, Lega e Autonomisti. Ma andiamo con ordine.

FdI, con Gaetano Galvagno blindato, (1° nel listino dietro Schifani), che i bookmakers danno  primo anche nella lista provinciale a Catania per preferenze, fa scorrere la lista e quello che poteva essere il primo dei non eletti potrebbe avere serie possibilità di raggiungere lo scranno a Sala d'Ercole.

Gli Autonomisti del MPA, mantengono la promessa di togliere il tappo dalla lista, rappresentato da Giuseppe Lombardo (5° nel listino), per far correre tutti gli altri che avrebbero avuto, di contro, un senso di frustrazione.

Al contrario succede per Prima l'Italia-Lega dove il tappo rimane e le promesse di fare spazio ai peones risultano vane alla prova dei fatti. Sammartino, infatti, non va alle nazionali e nemmeno nel listino, così da precludere, a chi corre in quella lista, ogni speranza. Ma si sa, come sempre, chi di speranza vive disperato muore.

08 gennaio 2022

💮 RAF LOMBARDO: RITORNO AL FUTURO, nonostante le intenzioni

 


Si era dimesso da governatore della Sicilia per affrontare i suoi processi. Dodici anni nel labirinto giudiziario tra accuse pesanti come macigni, processi e sentenze contrastanti. Ieri pomeriggio il verdetto di assoluzione "perché il fatto non sussiste" per l'ex presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. La stessa Corte d'appello di Catania che lo ha prosciolto dall'accusa di reato elettorale aggravato dall'avere favorito la mafia "per non avere commesso il fatto".

La Procura generale, nel processo celebrato col rito abbreviato, aveva chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione, accusandolo di aver, assieme al fratello Angelo, agevolato “direttamente e indirettamente” Cosa nostra, “pur non appartenendovi”, in cambio di voti. Contestazioni che però l' ex governatore ha sempre respinto sostenendo di avere “nuociuto alla mafia come mai nessuno prima”, di “non avere incontrato esponenti delle cosche” e di avere “sempre combattuto Cosa nostra”. E oggi parla di “sentenza che fa vincere la verità storica dei fatti”.