
Paternò è la rappresentazione di un ambiente intellettuale disastrato, nel quale pare essere crollato ogni valore, mostrandoci un'atmosfera priva di sacralità, dove tutto è ricondotto ad un semplice trucco, un inganno del quale, ormai, si è anche consapevoli.
Ecco Paternò, la Grande Bellezza, ferma ai fasti del passato remoto, oggi inquieta ed esibita, quella del frenetico presenzialismo che si arrocca nei suoi riti inutilmente faticosi e nevrotici, quella che non vuole più saperne del resto del mondo, essendo lei stessa il mondo, ma da quel mondo essere scartata, dimenticata, lasciata solo con le proprie macerie tra gli altri mondi che, a parere di chi governa, non contano.
Oggi quel che conta, in questa famigerata città, per questa sedicente classe dirigente, è l'esibizionismo, il brusio degli annunci, esibiti nei social, il pettegolezzo, la magniloquenza esibita fino allo sfinimento, in uno squallido cinismo cialtronesco dei rapporti umani, con il suo ormai perduto paradiso di confusione e peccato, in cui politica e cultura appaiono già un pretesto noioso di vite intaccate da indifferenza e corruzione morale, in un palcoscenico dove sembrano tutti matti e fuori posto, in un delirio continuo di deragliamento della ragione.








