04 maggio 2020

😂 ATTACCO AL POTERE 4



È spettacolo puro. L’eroe dei professionisti antimafia, Di Matteo, accusa il ministro Bonafede, che ha contribuito a esaltare la figura di eroe Di Matteo, di avergli prima promesso, poi negato la nomina a direttore del Dap, come voleva la mafia. A fare a gara a fare i puri ci sarà sempre uno più puro che ti epura. Sarà una faida interna? Finirà a tarallucci e vino? Non sappiamo, la scatoletta di tonno è chiusa.
Sulla questione tra Bonafede e Di Matteo "siamo in presenza di una clamorosa vicenda giudiziaria che rischia di essere il più grave scandalo giudiziario degli ultimi anni". Lo ha detto il senatore di Italia Viva Matteo Renzi a L'Aria che tira su La7 dove ha chiesto ai protagonisti della vicenda di fare "chiarezza". "Prima di parlare di mozioni di sfiducia, che fa la destra, vogliamo vedere. Prima ancora di arrivare lì voglio vedere se è un regolamento di conti, voglio sapere la verità".


"Il ministro Bonafede si è detto esterrefatto delle dichiarazioni di Di Matteo. Io sono esterrefatto delle sue dichiarazioni, perché lui, non sapendo come giustificarsi dell’inspiegabile dietrofront sulla nomina di Di Matteo a capo del Dap, Ã¨ arrivato al punto di accusare lo stesso Di Matteo di fare affermazioni a vanvera sulla base di mere “percezioni”, mentre Di Matteo ha solo riferito fatti concreti che il Ministro non è stato in grado di smentire". Lo ha detto all'Adnkronos l'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, parlando delle dichiarazioni rese ieri sera dal consigliere del Csm Antonino Di Matteo sul ministro della Giustizia Alfondo Bonafede.
"Piuttosto, chiarisca il ministro agli italiani cosa è accaduto e perché preferì Basentini a Di Matteo - dice - sulla base di quali input, se politici o da ambienti carcerari, e poi si dimetta, essendo lui il responsabile politico del disastro che si è determinato con la scarcerazione di tanti boss mafiosi al 41 bis responsabili di delitti in cui è stato versato il sangue di tanti italiani innocenti".

Unione Camere PenaliIl Ministro Bonafede risponde al Parlamento ed ai suoi elettori dei suoi atti politici. Il Dott. Di Matteo a chi risponde dei propri? 


Al termine di uno scontro pubblico tra persone che rappresentano istituzioni dello Stato e che si accusano reciprocamente, non restano solo sentimenti di sconforto, ma anche alcune domande.
In quale altro Paese democratico è anche solo immaginabile che un magistrato, per di più componente dell’organo di governo della Magistratura, possa consentirsi il lusso di tirare su il telefono e in diretta televisiva accusare, a due anni di distanza dal fatto e senza alcuna apparente ragione, il Ministro di Giustizia di non averlo nominato Direttore del DAP perché intimorito dalla mafia?
Oggi potremmo assistere indifferenti, e perfino compiaciuti, all’ennesima conferma di come funziona il mondo dei moralisti, dei puri che puntualmente incontreranno “un puro più puro che li epura”; o di quanto fosse straordinariamente precisa la profezia di Sciascia sulle malinconiche e cupe sorti del professionismo dell’antimafia.
Ma sarebbe davvero grave se, mentre il Ministro Bonafede renderà conto della propria condotta politica al Parlamento della Repubblica ed al proprio elettorato, il dott. Di Matteo potesse evitare di rendere conto ad alcuno, tra i vertici delle istituzioni a cui appartiene, del suo gesto politico intenzionale e preordinato.

Sarebbe la ennesima replica di un triste copione, che va in scena solo in questo nostro Paese da ben oltre 25 anni, dove ci sono sì i tre poteri, ma solo uno di essi -quello giudiziario - controlla, orienta e governa gli altri due, senza mai risponderne a nessuno.